A partire dal 2025, il credito per gli investimenti in beni materiali 4.0 – disciplinato dalla Legge 178/2020 – non è più automatico. L’accesso ai fondi è subordinato a una procedura di prenotazione tramite il portale GSE, con priorità assegnata secondo l’ordine cronologico delle comunicazioni “ex ante”.
Un solo errore o ritardo nell’invio di una delle tre comunicazioni può compromettere l’intera agevolazione. Il decreto lo chiarisce: chi non rispetta i termini o dimentica un passaggio, perde definitivamente il diritto al credito d’imposta.
L’unica eccezione riguarda le imprese che, entro il 31 dicembre 2024, abbiano già effettuato una “prenotazione” dell’investimento con ordine accettato e acconto pari ad almeno il 20%: in tal caso si continua ad applicare il vecchio regime, senza limite di plafond.
Per gli investimenti soggetti al nuovo regime, il decreto MIMIT impone l’invio di tre distinte comunicazioni, tutte tramite il nuovo modello allegato al decreto direttoriale:
Va trasmessa prima della realizzazione dell’investimento e riporta il piano di spesa e l’ammontare del credito richiesto. È questa comunicazione a fissare la priorità nell’accesso alle risorse.
Il termine massimo per l’invio è il 31 gennaio 2026, ma attendere è rischioso: l’accesso è subordinato alla disponibilità di risorse, che vengono assegnate seguendo l’ordine cronologico.
ATTENZIONE
Chi ha già inviato una comunicazione con il modello precedente, deve obbligatoriamente reinviare i dati tramite il nuovo modulo, indicando il protocollo della comunicazione precedente. In caso contrario, la priorità acquisita viene annullata.
Entro 30 giorni dalla trasmissione della comunicazione “ex ante”, l’impresa deve inviare una seconda comunicazione, in cui attesta:
la data dell’ordine accettato;
l’importo dell’acconto pagato (almeno il 20% del valore dell’investimento).
Questa fase è essenziale per rendere valida la prenotazione del credito.
Va inviata al termine dell’investimento, con l’indicazione degli importi effettivamente sostenuti. Il termine cambia a seconda della data di completamento:
Entro il 31 gennaio 2026, per gli investimenti completati entro il 31 dicembre 2025;
Entro il 31 luglio 2026, per investimenti completati entro il 30 giugno 2026, ma con ordine e acconto già effettuati entro fine 2025.
Il nuovo sistema impone alle imprese una gestione puntuale e senza margini di errore: la sola dimenticanza di una scadenza può tradursi nella perdita del beneficio.
Oltre alla precisione nella trasmissione dei dati, diventa cruciale anticipare i tempi: anche con tutti i requisiti in regola, chi arriva tardi potrebbe non accedere ai fondi, per esaurimento del plafond nazionale di 2,2 miliardi di euro.
Il credito d’imposta per la Transizione 4.0 resta uno strumento strategico per sostenere gli investimenti, ma non è più una certezza automatica.
Le imprese devono ora:
Programmare con largo anticipo;
Monitorare scadenze e modelli;
Coordinarsi con fornitori e consulenti tecnici.
Per le PMI, affidarsi a un partner esperto può fare la differenza tra ottenere il beneficio o rinunciarvi. La tempestività non è più solo un vantaggio competitivo: è una condizione di accesso.
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